La storia


BREVE STORIA DI CASTELLETTO SOPRA TICINO


Terra ospitale, grazie alla sua posizione geografica delimitata dal Lago Maggiore, dal fiume Ticino e da un anfiteatro di colline moreniche, fin dall'Età del Bronzo fu oggetto di attenzione da parte di antiche popolazioni, che la elessero quale residenza e la connotarono con tangibili segni.
Ne è testimone una necropoli risalente al XIII secolo a.C. (Cultura di Canegrate) casualmente riportata alla luce verso il 1950 in località Glisente.
Nella prima Età del Ferro, tra il IX e il V secolo a.C., si affermò una nuova entità culturale di rilevante importanza nella Protostoria dell'Italia Settentrionale: la Cultura di Golasecca, la cui denominazione è legata alla località in cui l'Abate Gian Battista Giani documentò nel 1824 i primi ritrovamenti.
Si tratta per lo più di aspetti legati al culto dei morti, che prevedeva il rito della cremazione e la sepoltura delle ceneri in urne di argilla, deposte in nuda terra oppure protette da ciottoli o da cassette litiche.
Gli ossuari talvolta contenevano oggetti di corredo personale quali anelli, armille, fibule, orecchini, perle di collane, coppette e bicchieri fittili.


È possibile osservare, nel Parco Comunale "G Sibilia", la struttura di una di queste tombe, attribuibile per le sue notevoli dimensioni ad un personaggio di rilievo e fedelmente riposizionata secondo la situazione del ritrovamento.
Il V secolo a.C. fu testimone di un improvviso abbandono dell'insediamento locale; nel 338 a.C. si verificarono penetrazioni di gruppi gallici, ricordate dallo storico latino Tito Livio, che caratterizzarono un diverso assetto urbanistico e sociale.
La successiva Età Romana, di cui sono emerse scarne testimonianze, rispecchiò la condizione giuridica comune a tutto il Novarese.


Nel Medioevo, in un atto notarile del 1145, apparve per la prima volta il nome di Castelletto, legato chiaramente al castello, appartenuto prima alla signoria dei Torriani e donato come feudo il 6 Agosto 1329 dall'imperatore Ludovico il Bavaro ad Ottorino Visconti, i cui discendenti lo abitano tuttora.
Pur essendo stato adattato alle nuove esigenze abitative, conserva ancora l'imponente torrione originale quadrato, a blocchi di pietra, testimone di plurime vicende storiche.
Nel 1332 Giovanni Visconti, divenuto vescovo di Novara, incluse l'ampio territorio nel Ducato di Milano.
A questo periodo storico risale la concessione imperiale delle peschiere, fissate prevalentemente nell'alveo del Ticino.
Le più antiche erano quelle di Sambrasca, Novelliola e Piana situate prima dell'ansa del Motto del Castello.


Al 1340 risalgono gli Statuti di Castelletto, insieme di leggi che governarono la vita del borgo, trascritti da Simone Gafforio, che testimoniano il prestigio di questo Comune.
Lo si vede, infatti, dominare in quell'epoca il traffico mercantile tra i Cantoni transalpini, Milano, Pavia, Venezia coi suoi abili "navaroli e paroni" alla guida di "burchielli", che scendevano le acque del Ticino e lo risalivano contro corrente dall'alzaia, al traino di coppie di cavalli.
Tra gli edifici ecclesiastici che segnalano il diffondersi della religiosità si ricordano la Chiesa di Santa Maria d'Egro, ricostruita in Età Barocca, la chiesetta di Sant'Anna all'interno ancora decorata da affreschi e l'oratorio di Sant'Ippolito di Glisente con affreschi dei secoli XV e XVI.
Incisiva fu la presenza del vescovo Carlo Bascapè, giunto a Novara nel 1593, sostenitore dei principi emanati dal Concilio di Trento.


La sua fermezza nell'organizzazione e nel controllo della diocesi diede impulso ad una più profonda religiosità e favorì la fondazione delle Confraternite.
Qui si costituirono quelle del S.S. Sacramento, del Rosario e del Suffragio.
Seguirono gradualmente la ricostruzione della Chiesa di Santa Maria d'Egro, l'erezione dell'annessa Cappella Ossario, della nuova chiesa parrocchiale di Sant'Antonio Abate e dell'oratorio di San Carlo.
Si diffusero inoltre, come segno di sentita devozione popolare, edicole, immagini votive e piloni.
Di particolare importanza è quello di S. Maurizio, eretto a ricordo dell'omonima chiesa cristiana ubicata nel nucleo di Dorbiè, l'antica DULBIARIUM.
Dopo la Pace di Aquisgrana del 1748 il possesso del centro di Castelletto passò ai Savoia.
L'armistizio di Cherasco del 1769, a seguito delle vittorie napoleoniche sulle truppe sabaude, segnò l'occupazione del territorio da parte dei Francesi.
Inserito nella Repubblica Cisalpina, fu interessato all'apertura della nuova arteria del Sempione, inaugurata nel 1805.
Tale evento modificò la vita del paese, affidando alla strada le attività commerciali che fino allora si avvalevano quasi esclusivamente della via fluviale ed avevano come riferimento porti di rilevante importanza.


Uno era a Cicognola, dove le merci venivano daziate o pagavano il pedaggio, due, natanti, erano situati alla Briccola ed a Persuado.
Dopo il Congresso di Vienna (1815) il Comune ritornò possedimento dei Savoia.
A quel periodo risale la Delibera del Consiglio Comunale (1833) per l'erezione della nuova torre campanaria, in un'area presso la chiesa parrocchiale, dove sorgevano due casupole della Fabbriceria. I lavori furono ultimati nel 1840.


Durante le vicende del Risorgimento anche questa terra piemontese venne coinvolta e visse particolari momenti di patriottismo nel 1848 e nel 1859 durante il passaggio di Garibaldi.
Unificata l'Italia, nel 1868 si provvide a congiungere la sponda destra del Ticino con quella lombarda, mediante un ponte in larice del Tirolo, lungo m 270,10 e coperto da un tetto in tegole marsigliesi.


Nel 1882 lo sostituì uno in ferro (lunghezza m 289, larghezza m 9,10) con due passaggi di scorrimento: l'inferiore per la linea ferroviaria ed il superiore pedonale e carrozzabile.
Progettato dall'ingegner G.B. Biadego, per una lunghezza di m 300 circa, fu realizzato nel Napoletano e montato, per constatarne la validità, tra Castellamare di Stabia e Torre Annunziata. Fu poi trasferito ed assemblato sul nostro fiume.
Nel Novecento il Comune fu partecipe dei cambiamenti economici e sociali della civiltà moderna: all'artigianato affiancò, infatti, specifici macchinari per la lavorazione dell'uva e della seta.
Sorsero così in un ampio parco il "Cantinone" (1902) per l'azienda vinicola dei Fratelli Barberis ed a Porto Nuova il setificio, "Filatoio Strazza" (1908) per la produzione di fibre seriche, ottenute dai bozzoli dei bachi.
Si verificarono poi i due conflitti mondiali: 1915-18 e 1940-45.
Dopo la Liberazione, nonostante le dure ferite riportate, il paese ritrovò un nuovo equilibrio: accanto alle tradizionali occupazioni della pesca e dell'agricoltura vide lo sviluppo di eterogenee attività industriali e nel 1951-1952 ricostruì il ponte di ferro demolito dai bombardamenti del 1944.

Attualmente Castelletto Sopra Ticino è un importante centro con 9.045 (ottobre 2002) abitanti e conta numerosi insediamenti commerciali.
Ha però conservato ombrose zone boschive, verdi pianure, irrigate da torrenti, rogge e ruscelli e specchia nel suo fiume ville signorili di pregevole stile architettonico.
È inserito nel Parco Naturale Valle del Ticino, che si prefigge di tutelare e valorizzare l'ambiente; è collegato a Varallo Pombia da una suggestiva pista ciclabile e dal 19 maggio 2002 vanta un percorso botanico, con finalità didattiche e divulgative del patrimonio concernente la flora e la fauna, presso la "Fondazione Domenico Morino" di Vernome.
È quindi ambita meta di turisti, che nella stagione estiva possono fruire di vari campeggi, di ottimo standard qualitativo, situati sulle sponde del Lago Maggiore.

a cura del Gruppo Storico Archeologico Castellettese


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